Possibile nuovo caso di malasanita' a Roma, al San Camillo. Una giovane donna era andata all'ospedale per un aborto e, dopo l'intervento e i controlli, e' stata dimessa ed e' tornata a casa. La mattina successiva la ragazza si e' svegliata per andare in bagno e, dopo aver abbassato gli slip, ha trovato il feto. Il caso e' stato denunciato dai legali della giovane donna, a Radio Radio, nel corso della trasmissione 'Lavori in Corso'. Come spiegato dal legale della donna, la Procura della Repubblica di Roma si e' gia' attivata procedendo al sequestro di ogni elemento necessario per chiarire quanto accaduto. A raccontare la storia della ragazza il legale, che ha spiegato che ''la nostra assistita si era recata all'ospedale per un'interruzione volontaria della gravidanza, avendo accertato una malformazione del feto. L'intervento sembrava essersi concluso regolarmente ma, rientrata a casa, ha trascorso la serata avendo dei dolori che pensava fossero 'normali'. La mattina successiva, andando in bagno, nel tirarsi giu' lo slip all'interno ha trovato il feto. Naturalmemte e' svenuta''. La ragazza, sotto shock - come raccontato dal legale -, si e' quindi recata presso un altro ospedale dove e' stata ricoverata nuovamente per gli accertamenti. Questa quanto accaduto alla giovane donna la cui storia e' nella cartella clinica sequestrata, insieme ad altro materiale utile per le indagini. Il sequestro e' avvenuto non solo presso l'ospedale in cui e' stato fatto l'intervento, ma anche presso il secondo che l'ha presa in cura.
Trova il figlio abortito negli slip dopo l'aborto
CATEGORIA:
GLI EFFETTI DEL POST-ABORTO
Mi spiace veramente per questo caso molto particolare e delicato e vorrei invitare tutti ad una riflessione: come mai - se il feto è solo un ammasso di cellule - questa donna dopo averlo visto è svenuta? Forse perchè si è resa conto che l'ammasso di cellule aveva viso, braccia e gambe? Credo che quello che le è capitato sia una delle cose più terribili che possa vivere una donna nella sua vita. Nessuno potrà mai più cancellarle quella visione dalla mente.
CASO DI MALASANITÀ AL SAN CAMILLO DI ROMA
Post aborto trovato feto negli slip
28/03/2012, ore 20:54 -
Possibile nuovo caso di malasanita' a Roma, al San Camillo. Una giovane donna era andata all'ospedale per un aborto e, dopo l'intervento e i controlli, e' stata dimessa ed e' tornata a casa. La mattina successiva la ragazza si e' svegliata per andare in bagno e, dopo aver abbassato gli slip, ha trovato il feto. Il caso e' stato denunciato dai legali della giovane donna, a Radio Radio, nel corso della trasmissione 'Lavori in Corso'. Come spiegato dal legale della donna, la Procura della Repubblica di Roma si e' gia' attivata procedendo al sequestro di ogni elemento necessario per chiarire quanto accaduto. A raccontare la storia della ragazza il legale, che ha spiegato che ''la nostra assistita si era recata all'ospedale per un'interruzione volontaria della gravidanza, avendo accertato una malformazione del feto. L'intervento sembrava essersi concluso regolarmente ma, rientrata a casa, ha trascorso la serata avendo dei dolori che pensava fossero 'normali'. La mattina successiva, andando in bagno, nel tirarsi giu' lo slip all'interno ha trovato il feto. Naturalmemte e' svenuta''. La ragazza, sotto shock - come raccontato dal legale -, si e' quindi recata presso un altro ospedale dove e' stata ricoverata nuovamente per gli accertamenti. Questa quanto accaduto alla giovane donna la cui storia e' nella cartella clinica sequestrata, insieme ad altro materiale utile per le indagini. Il sequestro e' avvenuto non solo presso l'ospedale in cui e' stato fatto l'intervento, ma anche presso il secondo che l'ha presa in cura.
Possibile nuovo caso di malasanita' a Roma, al San Camillo. Una giovane donna era andata all'ospedale per un aborto e, dopo l'intervento e i controlli, e' stata dimessa ed e' tornata a casa. La mattina successiva la ragazza si e' svegliata per andare in bagno e, dopo aver abbassato gli slip, ha trovato il feto. Il caso e' stato denunciato dai legali della giovane donna, a Radio Radio, nel corso della trasmissione 'Lavori in Corso'. Come spiegato dal legale della donna, la Procura della Repubblica di Roma si e' gia' attivata procedendo al sequestro di ogni elemento necessario per chiarire quanto accaduto. A raccontare la storia della ragazza il legale, che ha spiegato che ''la nostra assistita si era recata all'ospedale per un'interruzione volontaria della gravidanza, avendo accertato una malformazione del feto. L'intervento sembrava essersi concluso regolarmente ma, rientrata a casa, ha trascorso la serata avendo dei dolori che pensava fossero 'normali'. La mattina successiva, andando in bagno, nel tirarsi giu' lo slip all'interno ha trovato il feto. Naturalmemte e' svenuta''. La ragazza, sotto shock - come raccontato dal legale -, si e' quindi recata presso un altro ospedale dove e' stata ricoverata nuovamente per gli accertamenti. Questa quanto accaduto alla giovane donna la cui storia e' nella cartella clinica sequestrata, insieme ad altro materiale utile per le indagini. Il sequestro e' avvenuto non solo presso l'ospedale in cui e' stato fatto l'intervento, ma anche presso il secondo che l'ha presa in cura.
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Dignità del feto anencefalico; perché non bisogna abortirlo
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ABORTO E FEDE,
EUGENETICA,
VARIE
Condivido con voi questo articolo che per il vero è un pò datato (luglio 2007) ma che tratta un tema così delicato ed attuale che è sempre bene proporlo.
Il Presidente dell’Associazione Pro-Vita e Pro-Famiglia del Brasile commenta la decisione che permette l’aborto in caso di anencefalia del feto
BRASILIA, mercoledì, 7 luglio 2004 (ZENIT.org).- “Molte donne che abortiscono tentano disperate il suicidio, non perdonandosi per aver assassinato il proprio figlio. Queste conseguenze sono ben più gravi di quelle della gestante di un feto anencefalico”, ha affermato un professore a favore della vita.
Il professor Humberto Vieira, Presidente dell’Associazione Pro-Vita e Pro-Famiglia del Brasile e membro della Pontificia Accademia per la Vita, affronta in questa intervista concessa a ZENIT la questione della gestazione di un feto anencefalico e la decisione del Tribunale Federale Supremo brasiliano di giovedì scorso che permette l’aborto in questi casi.
La CNBB (Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile) ha diffuso un comunicato dicendosi sorpresa per la decisione del Ministro Marco Aurélio, del Tribunale Federale Supremo brasiliano, di autorizzare l’aborto in caso di anencefalia fetale. Anche le associazioni Pro-Vita sono rimaste sorprese? Cosa pensa della decisione del ministro?
Prof. Vieira: Non solo la CNBB, ma tutti noi siamo rimasti sorpresi. Ho seguito tutto l’iter con il dottor Paulo Leão, Presidente dell’Associazione di Giuristi Cattolici di Rio de Janeiro. La questione era nell’agenda della riunione dell’STF (Supremo Tribunal Federal) del primo giorno, ed era stata fissata per le ore 13.
Ci siamo preparati per questa riunione ed abbiamo anche elaborato un Memorandum da consegnare ai Ministri dell’STF. Quando ci stavamo già dirigendo verso la sede del tribunale siamo stati informati che la riunione era stata anticipata alle 10 e che la questione dell’anencefalia non era stata affrontata.
Subito dopo siamo stati sorpresi dalla notizia che l’aborto in questi casi era stato permesso. Immagino che il Ministro-Relatore abbia preso la decisione di rendere libero l’aborto nel caso dell’anencefalia in virtù degli argomenti presentati durante l’iter. Sappiamo, però, che sono privi di fondamento e lo abbiamo dimostrato nel Memorandum.
La decisione del Ministro fa sì che in futuro vengano affrontati altri tipi di aborto?
Prof. Vieira: L’aborto eugenetico è difeso, tra gli altri, da coloro che vogliono il miglioramento della razza umana e investono milioni di dollari, anche in Brasile, per raggiungere i propri obiettivi. Questo è un precedente pericoloso, perché apre la strada ad altri tipi di aborto, ad esempio di handicappati fisici o mentali e addirittura di creature sane ma che non rientrano nei criteri approvati dai gruppi eugenetici.
I poveri, i mulatti e i neri, secondo questi gruppi, sono “sotto-razze” e non devono prosperare, per cui la sterilizzazione e l’aborto obbligatorio sono strumenti per contenere queste frange della popolazione. “Dopo Hitler, l’eugenetica non è scomparsa. Si è rinnovata”, ha affermato Edwin Black nel suo libro “La guerra contro i deboli – L’eugenetica e la campagna nordamericana per creare una razza superiore”, uscito di recente.
Che conseguenze può avere l’aborto per una donna, anche in caso di gestazione di un figlio con una malattia grave, come nel caso dell’anencefalia?
Prof. Vieira: L’aborto di anencefalici, come qualunque altro tipo di aborto, ha conseguenze molto serie per la donna. La donna non è esente dalle conseguenze dell’aborto per il solo fatto di portare dentro di sé un feto anencefalico.
Il dottor Bernard Nathanson, che si è battuto per rendere l’aborto legale negli Stati Uniti e che confessa di aver praticato 5.000 aborti, è oggi un difensore della vita e afferma che tra le conseguenze fisiche dell’aborto ci sono la lacerazione del collo dell’utero provocata dall’uso di dilatatori, la perforazione dell’utero, emorragie uterine, endometrite post-aborto, evacuazione incompleta della cavità uterina, insufficienza o incapacità del collo uterino, aumento del tasso di parti cesarei.
Tra le conseguenze psicologiche associate all’aborto ci sono quelle relative alla sindrome post-aborto: crollo dell’autostima per il fatto di aver eliminato il proprio figlio, frigidità, ostilità nei confronti del marito o del compagno, senso di colpa o frustrazione dell’istinto materno, problemi nervosi, insonnia, neurosi di vario genere, malattie psicosomatiche, depressioni, eccetera.
Molte donne che abortiscono tentano disperate il suicidio, non perdonandosi di aver assassinato il proprio figlio. Queste conseguenze sono ben più gravi di quelle della gestante di un feto anencefalico.
Perché la Chiesa e le associazioni Pro-Vita lottano contro l’aborto nel caso dell’anencefalia, anche se si tratta di un tipo di malattia per la quale attualmente non esistono cure?
Prof. Vieira: La Chiesa e le associazioni Pro-Vita difendono la vita umana dalla fecondazione alla morte naturale. Ogni essere umano è amato da Dio, indipendentemente dal fatto che sia portatore di anomalie o meno.
La scienza afferma che dalla fusione dello spermatozoo con l’ovulo ha origine un nuovo essere. “All’inizio dell’essere c’è un messaggio, che contiene la vita ed è la vita. E se questo messaggio è umano, questa vita è umana”, afferma il professor Jerôme Lejeune, il genetista che ha scoperto la sindrome di Down. La Chiesa, come tutti noi a favore della vita, si basa sul comandamento “Non uccidere”.
Cosa possono fare la società e le associazioni Pro-Vita per cercare di modificare la situazione del libero aborto del feto anencefalico?
Prof. Vieira: La decisione dell’illustre Ministro Marco Aurélio, il Relatore che ha concesso il permesso per la libertà di aborto nei casi di anencefalia, dovrà essere sottoposta alla Plenaria dell’ STF, che deciderà se sarà mantenuta o meno.
L’Associazione Nazionale dei Giuristi Cattolici di Rio de Janeiro e l’Associazione Nazionale Pro-Vita e Pro-Famiglia presenteranno agli illustri Ministri dell’STF un Memorandum, fondato su basi scientifiche che si oppongono alle false argomentazioni presentate per la concessione del permesso.
Anche altre organizzazioni che difendono la vita umana presenteranno i propri argomenti. Siamo certi che gli illustri membri dell’STF prenderanno la giusta decisione una volta che la questione sarà più chiara.
Quali rischi può comportare per la donna la gestazione di un feto anencefalico?
Prof. Vieira: Nessun altro rischio rispetto a quelli di una gravidanza di un feto senza anomalie. E’ quanto affermano ginecologi, associazioni mediche ed esperti. Ogni aborto, invece, comporta conseguenze fisiche e psicologiche per la donna. Il dottor Dernival da Silva Brandão, specializzato in Ginecologia, ostetrico-ginecologo e laureato presso l’Accademia Fluminense di Medicina, ha affermato:
“Il polidramnio è un problema presente in varie patologie della gestazione e il trattamento specifico è l’amniocentesi, il prelievo dell’eccesso di liquido amniotico, procedimento realizzato di routine con le dovute cautele.
L’ipertensione arteriosa è un problema molto comune in ostetricia. La malattia ipertensiva specifica della gestazione (DHEG) non è esclusiva dell’anencefalia, ed ha una cura specifica come molti altri problemi ostetrici.
La patologia vascolare periferica di ristagno è un altro problema che si può verificare con una certa frequenza in qualsiasi gestazione ed ha una cura specifica.
I problemi ostetrici e le complicazioni nel parto di anencefalici possono verificarsi, non sono di grande rilevanza e come in ogni caso si può optare per un parto cesareo, senza ulteriori problemi”.
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Rivelazioni sull'aborto di Gesù a Maria Valtorta
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RIVELAZIONI MISTICHE
130] Sabato 1° maggio, ore 11.
Dice Gesù:
«Te ne addolori? Io pure. Poveri bimbi! I pargoli che Io amavo tanto e che devono morire così! Ed Io che li carezzavo con una tenerezza di Padre e di Dio che vede nel pargolo il capolavoro, non ancora profanato, della sua creazione! I bambini che muoiono, uccisi dall’odio e fra un coro di odio. Oh! i padri e le madri non profanino, con le loro imprecazioni, l’olocausto innocente dei loro fiori stroncati! Sappiano i padri e le madri che non una lacrima dei loro piccini, non un gemito di questi innocenti immolati resta senza eco nel Cuore mio. A loro si apre il Cielo, ché non differiscono per nulla dai loro lontani fratellini, uccisi da Erode in odio a Me. Anche questi sono uccisi dai biechi Erodi custodi di un potere che Io ho dato loro perché lo usassero in bene e di cui mi dovranno rendere conto. Per tutti Io verrei. Ma specie per questi, testé nati alla vita, dono di Dio, e già strappati alla vita dalla ferocia, dono del demonio. Però sappiate che per lavare il sangue contaminato che insozza la terra, che è versato con astio e maledizione in astio e maledizione di Me che sono l’Amore, ci vuole questa rugiada di sangue innocente, l’unico che ancora sappia sgorgare senza maledire, [131] senza odiare così come Io, l’Agnello, versai il mio sangue per voi. Gli innocenti sono i piccoli agnelli dell’èra nuova, gli unici il cui sacrificio, raccolto dagli angeli, sia completamente gradito al Padre mio. Dopo vengono i penitenti. Ma dopo. Poiché anche il più perfetto fra essi trascina nel suo sacrificio scorie d’imperfezioni umane, di odii, di egoismi. I primi nella schiera dei nuovi redentori sono i pargoli i cui occhi si chiudono fra un orrore per riaprirsi sul mio Cuore in Cielo.»MARIA VALTORTA, Quaderni pag 12 - 13; Centro Editoriale Valtortiano
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San Pio da Pietrelcina
CATEGORIA:
DELL'ABORTO HANNO DETTO...
Un giorno, padre Pellegrino chiese a Padre Pio: “Padre, lei stamattina ha negato l’assoluzione per un procurato aborto ad una signora. Perché è stato tanto rigoroso con quella povera disgraziata?”.
Padre Pio rispose: “Il giorno in cui gli uomini, spaventati dal, come si dice, boom economico, dai danni fisici o dai sacrifici economici, perderanno l’orrore dell’aborto, sarà un giorno terribile per l’umanità. Perché è proprio quello il giorno in cui dovrebbero dimostrare di averne orrore. L’aborto non è soltanto omicidio ma pure suicidio. E con coloro che vediamo sull’orlo di commettere con un solo colpo l’uno e l’altro delitto, vogliamo avere il coraggio di mostrare la nostra fede? Vogliamo recuperarli si o no?”
“Perché suicidio?” chiese padre Pellegrino.
“Assalito da una di quelle insolite furie divine, compensato da uno sconfinato entroterra di dolcezza e di bontà, padre Pio rispose: “Capiresti questo suicidio della razza umana, se con l’occhio della ragione, vedessi “la bellezza e la gioia” della terra popolata di vecchi e spopolata di bambini: bruciata come un deserto. Se riflettessi, allora si che capiresti la duplice gravità dell’aborto: con l’aborto si mutila sempre anche la vita dei genitori. Questi genitori vorrei cospargerli con le ceneri dei loro feti distrutti, per inchiodarli alle loro responsabilità e per negare ad essi la possibilità di appello alla propria ignoranza. I resti di un procurato aborto non vanno seppelliti con falsi riguardi e falsa pietà. Sarebbe un abominevole ipocrisia. Quelle ceneri vanno sbattute sulle facce di bronzo dei genitori assassini.
Il mio rigore, in quanto difende il sopraggiungere dei bambini al mondo è sempre un atto di fede e di speranza nei nostri incontri con Dio sulla terra.
Padre Pio rispose: “Il giorno in cui gli uomini, spaventati dal, come si dice, boom economico, dai danni fisici o dai sacrifici economici, perderanno l’orrore dell’aborto, sarà un giorno terribile per l’umanità. Perché è proprio quello il giorno in cui dovrebbero dimostrare di averne orrore. L’aborto non è soltanto omicidio ma pure suicidio. E con coloro che vediamo sull’orlo di commettere con un solo colpo l’uno e l’altro delitto, vogliamo avere il coraggio di mostrare la nostra fede? Vogliamo recuperarli si o no?”
“Perché suicidio?” chiese padre Pellegrino.
“Assalito da una di quelle insolite furie divine, compensato da uno sconfinato entroterra di dolcezza e di bontà, padre Pio rispose: “Capiresti questo suicidio della razza umana, se con l’occhio della ragione, vedessi “la bellezza e la gioia” della terra popolata di vecchi e spopolata di bambini: bruciata come un deserto. Se riflettessi, allora si che capiresti la duplice gravità dell’aborto: con l’aborto si mutila sempre anche la vita dei genitori. Questi genitori vorrei cospargerli con le ceneri dei loro feti distrutti, per inchiodarli alle loro responsabilità e per negare ad essi la possibilità di appello alla propria ignoranza. I resti di un procurato aborto non vanno seppelliti con falsi riguardi e falsa pietà. Sarebbe un abominevole ipocrisia. Quelle ceneri vanno sbattute sulle facce di bronzo dei genitori assassini.
Il mio rigore, in quanto difende il sopraggiungere dei bambini al mondo è sempre un atto di fede e di speranza nei nostri incontri con Dio sulla terra.
| Opinione: |
Gloria Polo
CATEGORIA:
DELL'ABORTO HANNO DETTO...
Durante l’aborto, l’anima geme e grida per il dolore e se ne ode il grido al Cielo perché ne è scosso. Questo grido risuona ugualmente all’Inferno, ma è un grido di gioia. Quanti bambini sono uccisi ogni giorno! E’ una vittoria dell’Inferno. Il prezzo di questo sangue innocente libera ogni volta un demone di piu'.
| Opinione: |
ATTO QUOTIDIANO DI RIPARAZIONE PER IL CRIMINE DELL' ABORTO
CATEGORIA:
PREGHIERE
O Dio, nostro Padre, che nel tuo infinito amore per noi, vuoi che tutti gli uomini siano salvi, con la fede e l'amore della Chiesa che porta nei suo cuore di Madre il «Desiderio del Battesimo» per tutti i bambini del mondo, desidero esprimere questa sua carità, battezzando nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo tutti i bambini che oggi saranno uccisi con l'aborto nel grembo delle loro madri.
Con questo atto di fede e di carità intendo con tutta la Chiesa:
1. - Offrire, per le mani immacolate di Maria Santissima, con il Sangue di Gesù, quello di tutti i bambini uccisi con l'aborto, implorando per il sacrificio delle loro vite, pietà e misericordia per l'umanità.
2. - Riparare il grave delitto dell'aborto che, mentre sopprime la vita del concepito lo priva della grazia del Battesimo.
3. - Pregare per la conversione di tutti gli operatori e collaboratori dell'aborto, orribile delitto « che, sottoscrive la condanna dell'uomo, della donna, del medico, dello stato » (Giovanni Paolo II).
4. - Pregare per la conversione di quanti, con i potenti mezzi della comunicazione sociale, sostengono, giustificano e difendono questo gravissimo peccato, disconoscendo il Magistero di Cristo e della Chiesa.
5. - E infine, per invocare misericordia su quanti ingannati e sedotti da questi mezzi potenti si allontanano dall'amore di Dio Padre.
Pater, Ave, Gloria...
| Opinione: |
Rosario internazionale per i Bambini non ancora nati
CATEGORIA:
EVENTI ED INIZIATIVE
Quando? Dal 6 maggio all'8 maggio
Dove? In tutto il mondo
| Opinione: |
Sì, in Cina mangiano i feti abortiti
CATEGORIA:
ARTICOLI,
L'ABORTO NEL MONDO
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Ho trovato questo articolo su internet e lo condivido con voi ritenendo attendibile questa notizia...
Ho trovato questo articolo su internet e lo condivido con voi ritenendo attendibile questa notizia...
«IN CINA BOLLIVANO I BAMBINI», ha detto Silvio Berlusconi.
Apriti cielo... Repubblica interroga il suo “esperto” che si indigna per tanta ignoranza del premier, ma un’inchiesta del Telegraph smaschera l’esperto…
«In Cina bollivano i bambini», ha detto Silvio Berlusconi.
Apriti cielo. La Repubblica interroga l’“esperto“: Giorgio Mantici, che insegna storia della Cina all’Orientale di Napoli. L’esperto, debitamente, si indigna: «È incommentabile. Mi sento a disagio come cittadino e come specialista; qui, se c’è un crimine, è l’ignoranza».
Durante la Rivoluzione culturale, ammette, «è possibile che qualche folle abbia mangiato un essere umano ma non era un dettame del partito comunista».
Ah beh, allora tutto a posto.
Ma che esperto è? Perché in Cina i bambini li mangiano eccome. E non solo durante la rivoluzione culturale, dove la carestia prodotta dal “miracolo comunista” poteva giustificare atti estremi. Uguali, del resto, a quelli che avvennero in Ucraina negli anni ’30: quando la persecuzione dei coltivatori diretti (kulaki) ordinata da Stalin portò alla fame nera, e vi furono casi di genitori che mangiarono i figli morti. È questa l’origine storica della frase “I comunisti mangiano i bambini“: non loro, ma le loro vittime disperate.
Ma in Cina, c’è il fondato sospetto che i bambini li mangino anche oggi.
In pieno capital-comunismo. Lo rivelava, nell’aprile 1995, un’inchiesta del britannico Telegraph condotta nella provincia di Shenzen. Per controllare se erano vere le voci, un reporter cinese di Hong Kong bussò all’ospedale di maternità dello Shenzen e chiese a una dottoressa se poteva avere un feto da mangiare. Il giorno dopo, la dottoressa gli consegnava «un flaconcino pieno di feti della grandezza di un pollice». «Ce ne sono dieci qui dentro, tutti abortiti stamattina», disse la dottoressa. Freschi freschi.
E quanto costano? «Può prenderli gratis. Siamo un ospedale di stato, non facciamo pagare. Di solito noi medici li portiamo a casa per mangiarli. Lei non ha l’aria di stare molto bene, perciò li mangi». Perché in quelle zone cinesi c’è la convinzione che i feti siano ricostituenti. Lo stesso giornalista del Telegraph intervistò una dottoressa della clinica Luo Hu nello Shenzen, tale Zou Qin, che ammise senza esitare di aver mangiato un centinaio di feti nei sei mesi precedenti. «Sono nutrienti, fanno bene alla pelle e ai reni». Aggiunse che era un peccato «sprecarli».
La fornitura di questo cibo è abbondante: nello Shenzen si fanno almeno 7 mila aborti forzati l’anno, milioni in tutta la Cina. Sicché nel privato, un feto da consumare costa meno di due euro. Il dottor Warren Lee, della Hong Kong nutrition association, conferma: «Mangiare i feti è una tradizione della medicina cinese, profondamente inserita nel folklore». In Cina si vendono e consumano comunemente le placente umane, anch’esse ritenute curative: c’è un attivo contrabbando attorno agli ospedali, ogni placenta costa sui 2-3 euro.
Naturalmente, il consumo di feti «non è un dettame del partito».
Il dettame del partito è semplicemente che donne che abbiano avuto già un figlio siano forzate ad abortire, anche al nono mese. Ciò produce una certa abbondanza di questi “ricostituenti“, che poi gli ospedali cinesi contrabbandano.
Come del resto i reni, bulbi oculari, pelle e polmoni dei condannati a morte giustiziati: un grandissimo business della nuova Cina. Ma non per dettame del partito, si capisce.
Il Telegraph parlò con un altro dottore dello Shenzen, Cao Shilin, che negò il commercio. I feti abortiti, disse, li mandiamo alle fabbriche che li usano per produrre medicinali. Ovviamente, in fabbrica, la “lavorazione del prodotto” comincia con una bollitura per estrarne le sostanze ritenute curative. Come si bolle la pelle dei giustiziati per estrarne collagene, che le signore bene occidentali poi si fanno iniettare dal chirurgo plastico per ingrossarsi le labbra. La Cina fornisce collagene a prezzi stracciati.
Eh sì, Berlusconi ha ragione. Anzi più di quanto creda.
Forse Repubblica dovrebbe cambiare “esperto“. E il cosiddetto “esperto” dovrebbe farsi un giro sul sito www.laogai.org - il sito che denuncia le atrocità del business concentrazionario cinese - e cercare alla voce foetus: vedrà un buon numero di proteste e accuse di Amnesty International al proposito.
Così, magari, avrà un vero motivo per indignarsi.
di MAURIZIO BLONDET
La Padania [Data pubblicazione: 28/03/2006]
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IL PREZZO DI UNA GIOVINEZZA ETERNA
CATEGORIA:
ABORTO E COSMESI,
LIBRI
Feti umani utilizzati per la preparazione di creme antirughe, medicinali e sperimentazioni, con un enorme giro d'affari.
di Virginia Lalli (*)
(ringraziamo Don Marcello Stanzione, che ci ha inviato questo articolo)
A 180 dollari si può comprare negli USA su prescrizione medica e via internet in Europa per 90 €, la crema antirughe ottenuta da feti umani abortiti.
I ricercatori dell’Università di Losanna durante le operazioni sui feti nell'utero, si resero conto che i bambini, una volta nati, non avevano alcuna cicatrice. Le virtù di queste cellule di feto si sono allora rese evidenti: queste ultime potevano essere efficaci per trattare le vittime di ustioni. Un male per un bene?Verificata l'ipotesi, i ricercatori di Losanna hanno deciso di associarsi ad un laboratorio privato, Neocutis, autorizzandolo a commercializzare la prima crema antirughe a base di cellule di pelle di feto. I responsabili di Neocutis hanno dichiarato al giornale Le Parisien: «In nessun caso, noi incoraggeremo l'aborto».
Molti prodotti di tale casa contengono linee cellulari di origine fetale.
“The Guardian” nel 2004 ha pubblicato un articolo che illustra come una compagnia cinese usi i feti abortiti per la fabbricazione di cosmetici.
In generale, molte ricerche “mediche” sono state effettuate, e lo sono ancora oggi, sui bambini abortiti ancora in vita.
Il dottor Lawrence Lawn del Dipartimento di Medicina Sperimentale di Cambridge negli anni ‘70 compiva esperimenti su bimbi vivi abortiti. La sua giustificazione è stata: “Usiamo semplicemente per il bene dell’umanità qualcosa che è destinato all’inceneritore… non li avrei mai fatti su un bambino vivo. Questo non sarebbe giusto”. Sempre in Inghilterra, la Langhman Street Clinic (specializzata in aborti) vendeva feti vivi tra la 18a e la 22a settimana al Middlesex Hospital. Philip Stanley, portavoce della Clinica, ha dichiarato: “La posizione è chiara. Un feto deve avere 28 settimane di vita perché sia riconosciuto legalmente come essere umano. Prima di questo momento equivale a spazzatura”.
Le cliniche abortive rivendono a industrie farmaceutiche oppure ad istituti di ricerca i feti abortiti. Così nel silenzio felpato di questi “luoghi di morte” si è sviluppato un importante traffico che si stende su scala mondiale, e che nell’anno 2000 fruttava già un miliardo di dollari americani.
Certe cliniche consigliano la donna gravida di ritardare l’aborto. Fanno questo con lo scopo (non espresso) di ricevere bambini ben sviluppati, con organi funzionali, in perfette condizioni. Questi bambini di 18 settimane e più vengono estratti tramite un taglio cesareo. Con questo sistema il medico abortitore è in grado di soddisfare le più rigorose specificazioni dell’acquirente: l’industria farmaceutica, cosmetica o ricercatori universitari. Il cliente, che pagherà il feto abortito tra i 70 e i 150 dollari lo riceverà col certificato che dice: estratto dal seno materno “in stato di vita”.
Secondo la rivista Time Magazine, il commercio degli organi umani è una cruda realtà, ed in certi paesi i bambini della strada vengono catturati per alimentare le “banche clandestine d’organi umani”.Ecco alcuni esempi denunciati da giornalisti di come alcuni bambini abortiti sono stati sfruttati allo scopo di fornire organi umani.
Certi vaccini contro l’influenza vengono prodotti utilizzando polmoni di bambini abortiti, in sostituzione di uova di anitra.
Il 9 Gennaio 1980, la rivista Chemical Week ha rivelato che alcuni scienziati hanno tentato di produrre un vaccino contro il raffreddore. Per far questo avevano iniettato un virus di questa malattia nel dotto nasale di bambini non nati. Il 26 Luglio 1980, un giornale di Chicago, il Sun Time, ha riportato la notizia di esperienze fatte per verificare l’azione dei pesticidi sugli embrioni umani.
Una ditta farmaceutica si è servita di 14 piccoli abortiti per provare l’efficacia di alcuni prodotti da utilizzare contro l’ipertensione.
I reni di bambini non nati sono utilizzati per coltivare dei virus nelle ricerche sull’immunologia e la biochimica.
Gli intestini di bambini non nati sono utilizzati copiosamente nella preparazione del vaccino Salk, contro la Poliomielite.
Il 17 marzo 1996, una domenica, la televisione francese ha diffuso in rete nazionale un’emissione intitolata: “Gli embrioni umani sono utilizzati nel mondo”. Tra l’altro, la rete nazionale ha divulgato una tecnica nuova chiamata “nascita parziale”. Il medico prepara il corpo del bambino in modo che si presenti con le gambe e non con la testa. La testa deve rimanere bloccata all’interno dell’utero materno, la faccia in giù. Trovandosi in questa posizione il bambino non può gridare. Allora, mentre il bambino si agita disperatamente, il medico gli perfora il cranio presso la nuca, vi introduce un tubo e gli aspira il cervello. Un momento prima che il cranio sia vuotato del suo contenuto, il corpicino smette di agitarsi. Finito di succhiare, il medico tira fuori il corpicino e lo smembra. Separa le parti negoziabili, specialmente il cervello, e le confeziona non dimenticando di menzionare la garanzia: “In stato di vita”.
Gli intestini di bambini non nati sono utilizzati copiosamente nella preparazione del vaccino Salk, contro la Poliomielite.
Il 17 marzo 1996, una domenica, la televisione francese ha diffuso in rete nazionale un’emissione intitolata: “Gli embrioni umani sono utilizzati nel mondo”. Tra l’altro, la rete nazionale ha divulgato una tecnica nuova chiamata “nascita parziale”. Il medico prepara il corpo del bambino in modo che si presenti con le gambe e non con la testa. La testa deve rimanere bloccata all’interno dell’utero materno, la faccia in giù. Trovandosi in questa posizione il bambino non può gridare. Allora, mentre il bambino si agita disperatamente, il medico gli perfora il cranio presso la nuca, vi introduce un tubo e gli aspira il cervello. Un momento prima che il cranio sia vuotato del suo contenuto, il corpicino smette di agitarsi. Finito di succhiare, il medico tira fuori il corpicino e lo smembra. Separa le parti negoziabili, specialmente il cervello, e le confeziona non dimenticando di menzionare la garanzia: “In stato di vita”.
Ancora oggi, bambini abortiti sono usati come cavie di laboratorio. In particolare, per la preparazione di alcuni tipi di vaccino. È quanto riporta, nel 2005, la Pontificia Accademia per la Vita nella dichiarazione “Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti”: “Dal punto di vista della prevenzione di malattie virali come la rosolia, la parotite, il morbillo, la varicella, l'epatite A, è chiaro che la messa a punto di vaccini efficaci contro tali malattie, e il loro impiego nella lotta contro queste infezioni fino alla loro eradicazione, mediante una immunizzazione obbligatoria di tutte le popolazioni interessate, rappresenta indubbiamente una "pietra miliare" nella lotta secolare dell'uomo contro le malattie infettive e contagiose.
Tuttavia, questi stessi vaccini, poiché sono preparati a partire dai virus raccolti nei tessuti di feti infettati e volontariamente abortiti, e successivamente attenuati e coltivati mediante ceppi di cellule umane ugualmente provenienti da aborti volontari, non mancano di porre importanti problemi etici”.
Tuttavia, questi stessi vaccini, poiché sono preparati a partire dai virus raccolti nei tessuti di feti infettati e volontariamente abortiti, e successivamente attenuati e coltivati mediante ceppi di cellule umane ugualmente provenienti da aborti volontari, non mancano di porre importanti problemi etici”.
La produzione prosegue, nonostante in molti casi esistano alternative moralmente lecite con cellule ottenute da linee animali. Certo è che vi è una coincidenza temporale tra la scoperta di tali vaccini a fine anni ’60 - inizio anni ’70 e la concomitante ‘esplosione’ di leggi abortiste nei paesi cosiddetti “democratici”. Secondo le parole di Marshall McLuhan alla “meccanicizzazione della morte” e al “sonnambulismo collettivo” di fronte a simili trattamenti della vita ricordiamo ciò che Giovanni Paolo II scrisse nell’Evangelium vitae (1995): “Ritroviamo l'umiltà e il coraggio di pregare e digiunare, per ottenere che la forza che viene dall'Alto faccia crollare i muri di inganni e di menzogne, che nascondono agli occhi di tanti nostri fratelli e sorelle la natura perversa di comportamenti e di leggi ostili alla vita, e apra i loro cuori a propositi e intenti ispirati alla civiltà della vita e dell'amore”.
(*) Virginia Lalli è avvocato, consigliere dell'Associazione “Avvocatura in Missione” e responsabile del settore donne per “Nuove Frontiere” onlus. Collabora con diversi enti umanitari, relatrice e curatrice di convegni sul tema dell'aborto e della L.194/78. Si occupa di attività formative ed educative ai Diritti umani.
Curatrice, con Alessia Affinito, del libro “L’aborto e i suoi retroscena. Vite e maternità spezzate”
(Ed. IF Press 2010, pp. 246, euro 18,00)
Altri link di riferimento: http://www.marieclaire.fr/,neocutis-la-creme-antirides-qui-fait-scandale,20117,46734.asp
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Aborto, contraccezione e silenzio culturale
CATEGORIA:
DATI,
I CONTRACCETTIVI ABORTIVI
Esistono alcuni aspetti inquietanti delle complicanze mediche dell’aborto, ma ciò che risulta più drammatico è come la cultura medico-scientifica tenda a minimizzare o addirittura a bloccarne la conoscenza e la diffusione: un esempio di abortività silente.
Un fatto emblematico, è quello segnalato dalla Coalizione Statunitense, relativo al rapporto aborto/cancro mammario: essa riferisce che da una metanalisi degli ultimi 50 anni, si evince che ben 28 studi, su 37 condotti, hanno stabilito un legame tra aborto e cancro mammario.
Tale dato anamnestico, fino ad ora, non era stato mai reso pubblico e dovrebbe essere fornito, nella consulenza, alle donne, che optano per l’interruzione volontaria di gravidanza.
Sette anni più tardi, in una pubblicazione medica inglese, è emerso di nuovo questo elemento: un rischio 160 volte più alto di cancro mammario, nelle donne australiane che avevano avuto un aborto indotto (aborto scelto o subìto) (P. Goodenough, Cybercast New Service, 7 gennaio 2002).
Il giornalista Stuttaford, della pagina medica del Times (2000), ha affermato che non esiste alcuna relazione tra aborto e cancro della mammella.
Più recentemente, però, ha scritto: “Il cancro della mammella, viene diagnosticato ogni anno, in Gran Bretagna, in 33.000 donne: di queste, un’alta proporzione ha avuto un aborto prima di sposarsi. Tale popolazione di donne, ha un rischio 4 volte superiore, rispetto alla popolazione femminile che non ha subìto tali intervento, di sviluppare un cancro della mammella”.
I gruppi a favore dell’aborto, chiaramente, si rifiutano di presentare questo dato e giustificano tale scelta affermando che non è necessario informare la donna, prima dell’intervento abortivo, poiché aggiungerebbe un elemento di stress a quello che già stanno vivendo.
Il dr. Joel Brind, un’autorità americana, in tale ambito, riferisce di uno studio fatto, nel 1988, su un campione di donne australiane, in cui era stato stimato l’aborto, come il fattore di rischio, per il cancro mammario, più alto di qualsiasi altro fattore noto, compresa una storia familiare per tale patologia. Lo studio era, primariamente, finalizzato alla individuazione di fattori di rischio di tipo alimentare.
Un altro aspetto delle complicanze mediche dell’intervento abortivo, è quello riguardante il rapporto tra pillola contraccettiva (contraccezione ormonale) e l’amplificazione del rischio di cancro mammario, in donne con una anamnesi familiare positiva, per tale patologia.
In un articolo, pubblicato sulla rivista “Jama” (11/10/2000), è stato calcolato che l’uso del contraccettivo orale per le sorelle e per le figlie di donne con cancro mammario, comporta un rischio 3 volte superiore, rispetto alla popolazione normale, che non assume la pillola estroprogestinica.
Thomas Sellers, epidemiologo del Mayo Clinic Cancer Center, riporta uno studio su un campione parentale, relativo a 426 donne, a cui era stato diagnosticato un cancro mammario e sui risultati di 3396 prelievi, fatti su tale campione. Tra il 1944 e il 1952, ha dimostrato che tale rischio era reale, soprattutto nelle donne con mutazione genetica BCRA, associata a cancro ovario e mammario. I dati sono stati analizzati tra il 1991 e il 1996 e rappresentano il primo studio multigenerazionale, fatto in tale ambito e riguardante tale aspetto.
In conclusione, l’impegno dell’ambito medico/scientifico, nei confronti della vita prenatale, deve assumere una connotazione di tipo culturale; ha il dovere di ampliare il braccio diagnostico e gli interventi terapeutici, considerando l’embrione-feto un “paziente” a tutti gli effetti; ha il dovere di trasmettere “semi di speranza”, nel diffondere le nuove acquisizioni, in tema di medicina prenatale, con correttezza professionale e nel rispetto della verità scientifica; ha il dovere di chiarire i limiti etici, sottesi ad alcune tecniche, diagnostiche e terapeutiche, perché la vita prenatale venga difesa, riscoprendone la bellezza e la dignità.
L’abortività farmacologia e meccanica
“Per facilitare la diffusione dell’aborto, si sono investite e si continuano ad investire somme ingenti destinate alla messa a punto di preparati farmaceutici, che rendono possibile l’uccisione del feto nel grembo materno”. “La stessa ricerca scientifica, su questo punto, sembra quasi esclusivamente preoccupata di ottenere prodotti sempre più semplici ed efficaci contro la vita e, nello stesso tempo, tali da sottrarre l’aborto a ogni forma di controllo e responsabilità sociale”.
Il meccanismo d’azione di tali preparati, non viene comunicato correttamente e, per definizione e per tradizione, vengono assunti a scopo contraccettivo.Viene, così, manipolato l’atto coniugale “nella sua obiettività totale e personale, di modo che esprima la sola dimensione psicologico-affettiva e non quella procreativa oppure esprima soltanto un fatto biologico-fisico e non anche l’unione affettiva e spirituale”, “manipolare vuol dire, in questo caso, dividere e separare nell’atto singolo l’aspetto amore dall’aspetto vita, vuol dire ridurre questo atto di amore che è personale e quindi totale, vuol dire non riconoscere la verità di una realtà e di una norma, norma inscritta nella natura stessa dell’uomo” (E. Sgreccia, “Manuale di Bioetica”, vol. 1, vita e Pensiero, Milano 1999).
Viene, inoltre, privato di ogni responsabilità e di ogni scelta di libertà.
Tutto ciò risulta ancor più veritiero nel caso di unioni sessuali che avvengono al di fuori del matrimonio e di ogni legame affettivo autentico.
Abortività contraccettiva
I preparati contraccettivi ormonali, cioè l’associazione di due ormoni sintetici (pillola estro-progestinica), presentano un meccanismo d’azione complesso:
1. il blocco, a livello dell’asse ipotalamo-ipofisi, della ovulazione;
2. l’alterazione dell’habitat endouterino e relativo impedimento dell’annidamento dell’embrione;
3. l’alterazione della motilità tubarica, e, in ultimo;
4. l’alterazione delle caratteristiche qualitative del muco cervicale.
Da quanto esposto, è facile dedurre che i punti 2 e 3, se il blocco centrale della ovulazione fallisce, rappresentano l’azione abortiva e non solo contraccettiva dei preparati ormonali: è un problema di linguaggio, di onestà scientifica e di correttezza professionale (M.L. Di Pietro-R. Minatori, “Sull’abortività della pillola estroprogestinica e degli altri contraccettivi”, in “Medicina e Morale” n.s. 46, 1996. 863-900. B.Bayle, “L’activitè antinidatoire des contraceptifs oraux, Contraception-Fertility-Sterility, 1994, 22 (6))..
Abortività intercettava
Il termine intercezione si riferisce a quella tecnica abortiva, che “intercetta” l’embrione, attraverso l’alterazione della fisiologia del trasporto, nella tuba di Falloppio e dell’impianto in utero.
Tale meccanismo abortivo, viene operato sia da intercettivi di natura ormonale (“pillola del giorno dopo”, “minipillola”, “progestinici a somministrazione depol”, “analoghi del GnRH”, cioè di natura meccanica, “IUD o spirale”). In particolare, la cosiddetta “pillola del giorno dopo” (levonurgestrel), agisce come tutti gli intercettivi, in una fase successiva alla fecondazione, intercettando l’embrione, prima del suo ingresso in utero e del suo impianto. Per tale motivo, è stata denominata contraccezione d’emergenza, perché viene indicata l’assunzione entro 72 ore dal rapporto sessuale considerato a rischio e ripetuta dopo 12 ore.
Il termine “contraccezione”, è scientificamente errato, in quanto il meccanismo d’azione sotteso non è di natura contraccettiva, ma intercettava, laddove si fosse verificata una fecondazione: un esempio di “antilingua”.
I termine “emergenza”, si riferisce al pericolo che una gravidanza evolva e quindi al motivo per cui la si somministra, cioè a scopo abortivo e non contraccettivo: se è avvenuto un concepimento, l’embrione non può impiantarsi in utero, perché l’endometrio è alterato dalle dosi massicce degli ormoni, ancora una volta una vita che non viene accolta!
Il termine “rapporto a rischio”, evidenzia la superficialità con la quale si hanno rapporti sessuali, privi di responsabilità procreativa e ai quali, se si ha una gravidanza, bisogna porre riparo, nel migliore dei modi ed evitando l’aborto chirurgico: il rischio è la presenza dell’embrione!
Per quanto riguarda il meccanismo intercettivo di natura meccanica, la spirale (o IUD), un dispositivo di materiale plastico o di altro tipo, fornito in varie forme, che viene posizionato nella cavità uterina: agisce come un corpo estraneo e viene riconosciuto come tale dalla mucosa endometriale, che risponde con un processo infiammatorio cronico, impedendo, così, all’embrione, l’annidamento.
Siamo di fronte alla “follia scientifica”: l’embrione paragonato ad un virus e trattato con una terapia preventiva. Ma il concetto di “prevenzione”, significa evitare il rischio che si sviluppi una patologia, non eliminare il paziente: l’embrione non accolto ed eliminato come un virus. Ancora una volta, vogliamo sottolineare la cecità di tale approccio alla vita.
Dopo tale esamina, desideriamo concludere la riflessione con l’invito, rivolto agli uomini di scienza da Paolo VI:
“Vogliamo ora esprimere il Nostro incoraggiamento agli uomini di scienza, i quali possono dare un grande contributo al bene del matrimonio e della famiglia e alla pace delle coscienze, se, unendo i loro studi, cercheranno di chiarire più a fondo le diverse condizioni che favoriscono una onesta regolazione della procreazione umana” (Paolo VI, Lettera Enciclica sulla retta regolazione della natalità Humanae Vitae del 25 luglio 1968, n. 24, in EV 3, Bologna 1976, 610).
Articolo di Giuseppe Noia* tratto da Zenit del 13/06/2010
*Giuseppe Noia è professore di Ginecologia e Ostetricia e Chirurgia Fetale Invasiva alla Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Responsabile del Centro Diagnosi e Terapia Fetale - Day Hospital di Ginecologia del Policlinico Agostino Gemelli di Roma. Vicepresidente de la Quercia Millenaria. Autore di decine di libri e saggi tra cui "Le terapie fetali invasive", "Terapie fetali" e co-autore del libro "Il figlio terminale".| Opinione: |
La pillola che uccide
CATEGORIA:
I CONTRACCETTIVI ABORTIVI
Inventata negli anni Cinquanta da Gregory Pinkus, è diventata il contraccettivo usato da milioni di donne in tutto il mondo. Che però non sanno tutta la verità: la pillola provoca una serie impressionante di aborti precoci, che nessuna statistica ufficiale potrà mai descrivere con precisione.
È il contraccettivo più conosciuto. Ha l’aspetto di una normalissima pastiglia ed è considerato lo strumento più semplice e sicuro per evitare di avere figli. Da quando, nel 1955, Gregory Pinkus l’ha messa a disposizione delle donne di tutto il mondo, la pillola e diventata il simbolo della liberazione sessuale, dell’emancipazione femminile, della possibilità di avere rapporti senza preoccuparsi delle conseguenze. La Chiesa cattolica non si è lasciata impressionare dal successo commerciale di questo ritrovato della scienza moderna, e nel 1968 ha solennemente riaffermato — nella enciclica di Paolo VI Humanae vitae — il suo “no” senza se e senza ma all’uso del contraccettivi, pillola compresa. Ciò non ha impedito a molti cattolici di assumere un atteggiamento assai diverso nei confronti della pillola: non é raro ascoltare amici o conoscenti che sull’argomento prendono le distanze dal Magistero, magari sostenendo che è sempre meglio usare la pillola piuttosto che abortire. Ed è qui che — sia detto senza offesa per nessuno — casca l’asino. Perché dietro all’apparenza di un’innocua pastiglia che sembra fare male, tutt’al più, all’anima di chi la usa, la pillola nasconde un volto sconosciuto ma micidiale.
Occhio non vede, cuore non duole?
Non tutti sanno che la pillola, la regina dei contraccettivi, ha tra le sue conseguenze anche un effetto abortivo. Per molte persone, soprattutto per le donne che da anni ne fanno uso, questa notizia è del tutto inaspettata e sconvolgente. È anche per questa ragione che tra gli addetti ai lavori - e perfino da parte di certi movimenti per la vita, e di alcuni confessori, moralisti, teologi, educatori in genere — questa verità scomoda sulla pillola viene taciuta, giustificandosi con argomentazioni suggestive ma profondamente sbagliate: per non turbare la psiche dei fedeli; per evitare un duro scontro su un terreno cosi impopolare; per non mettere sullo stesso piano la contraccezione e l’aborto. Il Timone ritiene invece che la verità vada sempre affermata, senza omissioni, soprattutto quando è così ricca di implicazioni morali ed umane. Non sarà inutile ricordare che, per essere responsabili di un atto oggettivamente grave — come ad esempio un aborto - occorrono sempre la piena avvertenza e il deliberato consenso; cioè, è necessario sapere che l’azione che si sta compiendo provoca un determinato effetto. Dunque, fermo restando che l’uso della contraccezione costituisce sempre un grave disordine morale, non si può desumere automaticamente che chi ha fatto uso della pillola sia “colpevole” di un aborto procurato. Ma è necessario avvertire l’opinione pubblica, con la massima chiarezza possibile, che la pillola contraccettiva ha certamente fra i suoi effetti quello di provocare la morte di un essere umano concepito nelle primissime fasi del suo sviluppo.
Contraccezione o aborto?
La pillola appartiene alla categoria dei cosiddetti “contraccettivi ormonali”, che sono definiti tali in maniera impropria poiché essi esercitano oggettivamente un’attività abortiva. Un vero contraccettivo, infatti, si caratterizza per il fatto che agisce impedendo il concepimento, e per il fatto che nello stesso tempo — nel caso in cui lo strumento fallisca il suo scopo — esso non provoca alcun danno al nuovo essere umano. Appartengono a questa categoria, ad esempio, il diaframma, il preservativo maschile a femminile, gli spermicidi; tutti mezzi moralmente inaccettabili, ma che non possono essere in alcun modo considerati degli abortivi.
Vi sono invece una serie di prodotti di largo uso, normalmente conosciuti come contraccettivi dall’opinione pubblica, che devono essere più correttamente definiti criptoabortivi, cioè veri e propri strumenti che inducono aborti nascosti, dei quali né a donna né la società in genere avrà mai modo di accorgersi. Tra questi sono spesso citati, ad esempio, la pillola del giorno dopo, la spirale o IUD, e la Ru 486. Ma in genere si tace la verità più imbarazzante, e cioè che anche la cosiddetta pillola — a base di estrogeni e progestinici — e la minipillola (un ritrovato a dosaggio più basso) provocano degli aborti.
Come avviene tutto questo? Quando una donna assume la pillola, e ha dei rapporti, possono accadere due cose. Nella maggior parte del casi, la pillola impedisce l’ovulazione e inibisce la capacità spermatica, “funzionando” come un vero e proprio contraccettivo. Il concepimento non può verificarsi. Ma la pillola di uso comune ha sempre sul corpo della donna anche un altro effetto: provoca alterazioni dell’endometrio e del corpo iuteo, rendendo impossibile l’impianto e lo sviluppo dell’embrione. Detto in termini più semplici: non sempre la pillola impedisce il concepimento, ma crea sempre condizioni inospitali nel corpo della donna, determinando talvolta la morte per aborto del figlio appena generato. Queste verità erano note già negli anni ‘50, durante le prime sperimentazioni della pillola. E la faccenda è talmente concreta che è possibile anche quantificare — ovviamente in termini statistici — il numero di aborti che possono verificarsi durante l’uso di questo cosiddetto contraccettivo: una donna che usa la pillola estroprogestinica per un periodo complessivo di 15 anni, deve aspettarsi di distruggere almeno 1,5 embrioni, cioè 1 ogni 10 anni di uso. A un osservatore superficiale, sembrano numeri risibili; ma se per un momento si prova a moltiplicare questo dato di partenza, assolutamente certo e anzi prudenziale, per il numero di donne che fanno uso della pillola in Italia, si scopre un risultato impressionante: nel 1994, ad esempio, i criptoaborti da uso della pillola si aggirano intorno ai 65.000. Ma il bilancio potrebbe essere, secondo altri studi più attendibili (Ehmann) addirittura molto più pesante, aggirandosi intorno ai 557.000 aborti per uso della pillola. Va anche ricordato che la abortività è più elevata a seguito della assunzione irregolare o della sospensione della pillola. Tutto ciò che abbiamo appena scritto è ancora più vero per la cosiddetta minipillola, così chiamata perché a basso dosaggio di progestinico: in una donna che la usa da 15 anni, essa provoca 3,2 aborti, cioè 1 aborto ogni 5 anni d’uso.
Il giudizio morale
Fermo restando quanto dicevamo a proposito della responsabilità morale di chi ancora non sa tutta la verità sulla pillola, va detto con altrettanta chiarezza che, una volta informata, la donna non può più ignorare la gravita morale (e giuridica nel senso più autentico del termine) dell’uso di un prodotto che provoca la morte di un essere umano gia concepito. Il fatto che questo prodotto sia assunto soggettivamente con intenzioni contraccettive non è sufficiente a rimuovere la rilevanza del suo effetto abortivo. Resta per altro vero e incontestabile che l’insegnamento delta Chiesa, da sempre e a prescindere dal potenziale omicida che è insito nella pillola, insegna con ricchezza di motivazioni umane e soprannaturali a vivere l’amore senza ricorrere alla strada umiliante e falsa della contraccezione. Scoprire con orrore l’effetto abortivo della pillola potrebbe essere per molti l’occasione per scoprire la bellezza e lumanità di questo impegnativo insegnamento.
Bibliografia
Mafia Luisa Di Pietro, Roberta Minacorl, Sull’abortività della pillola estroprogestinica e di altri “contraccettivi”, Medicina e Morale, n.5, 1996.
Angelo Francesco Filardo, La fecondità umana, Centro Amore e Vita — Foligno.
Centro dl Bioetica dell’Università cattolica, Sulla cosiddetta contraccezione d’emergenza, documento n.3 del 1997, Roma.
Olimpia Tarzia, L’aborto nascosto, Si alla vita, 1998/9.
Elio Sgreccia, Manuale di Bioetica, Vita e Pensiero 1988.
Marthi Rhonehimer, Etica della procreazione, Mursia 2000.
Articolo di Mario Palmaro tratto da Il Timone - n. 35, Luglio 2004.
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La chirurgia fetale della spina bifida è oggi una valida alternativa all’aborto
CATEGORIA:
ABORTO E SPINA BIFIDA,
ALTERNATIVE ALL'ABORTO
Ancora una volta la ricerca scientifica si muove a favore della vita. Da oggi aprire l’utero materno per operare un feto affetto da spina bifida e procedere con la gravidanza non è più un’idea folle. Uno studio sulla chirurgia fetale dimostra infatti che i bambini con spina bifida trattata con questo intervento sono più propensi a camminare senza aiuto ed esposti ad un minor rischio di sviluppare l’idrocefalia.
I sondaggi rivelano che nove donne su dieci scelgono l’aborto quando vengono a sapere che il bambino presenta questo grave difetto. Per le restanti, l’opzione più comune è quella di aspettare fino alla nascita per intervenire, quando il danno è però irreversibile. La ricerca, pubblicata sul “New England Journal of Medicine” e ripresa dal quotidiano spagnolo ABC, si basa sull’esperienza di 183 gravidanze. Lo studio dimostra che intervenendo in chirurgia fetale, è scesa al 30% la necessità di inserire una valvola per ridurre l’idrocefalo dopo la nascita.
Antinolo Guillermo, direttore del Fetal Medicine Unit dell’ospedale di Siviglia ritiene lo studio americano «la miglior notizia degli ultimi anni», rammaricandosi poi del fatto che la maggior parte delle donne sceglie di abortire solo perché non ha informazioni adeguate (o appositamente sbagliate).
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L'aborto procurato e il Sacramento della Riconciliazione
CATEGORIA:
ABORTO E FEDE
Quando una donna ha a che fare con questa terribile esperienza e se ne pente, difficilmente riesce a superarne il trauma da sola.
Il primo passo verso la guarigione interiore è la Confessione, infatti per mezzo del Sacramento della Riconciliazione inizia il vero e proprio percorso di "metabolizzazione" di quanto commesso e il perdono ottenuto per mezzo dell'Assoluzione del Sacerdote l'aiuta a ricominciare da capo con una più profonda consapevolezza del valore di una vita umana.
Spesso non è semplice accostarsi a questo Sacramento a causa della vergogna e dei sensi di colpa, ma una volta trovato il coraggio è bene sapere che questo peccato contro la vita nascente và confessato ad un incaricato "speciale".
La cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana. "Chi procura l'aborto, se ne consegue l'effetto, incorre nella scomunica latae sententiae" (Canone 1398), "per il fatto stesso d'aver commesso il delitto" (Canone 1314) e alle condizioni previste dal diritto. La Chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia. Essa mette in evidenza la gravità del crimine commesso, il danno irreparabile causato all'innocente ucciso, ai suoi genitori e a tutta la società.
(2272 – Catechismo della Chiesa Cattolica) Per la chiesa cattolica, l'aborto procurato è un peccato gravissimo, in quanto viola la legge divina e condanna la donna, i medici e gli infermieri alla scomunica. L'aborto volontario è però un peccato definito «riservato»: il potere d'assoluzione spetta cioè soltanto al Vescovo, al suo Vicario o al Penitenziere. Normalmente, infatti, un sacerdote non può rimettere di propria iniziativa il peccato dell' aborto al fedele che lo confessa. La legge ecclesiastica prevede che, per concedere l'assoluzione, si debba essere «autorizzati» dal capo della diocesi.
La Penitenzieria
La delicatezza di questo antico e prezioso incarico sta proprio nella specificità che avrà nell'ambito del sacramento della Riconciliazione. Solo il Penitenziere in tutta la Diocesi, oltre al Vescovo, potrà assolvere alcuni peccati considerati gravissimi per i quali è prevista la scomunica. Tra questi si colloca l'aborto, ritenuto dalla Chiesa tra i delitti più gravi e pericolosi perpetrati contro la vita e la libertà dell'uomo. Da qui l'invito sollecito che viene rivolto a chi procura l'aborto a ritrovare la via della conversione. Nei casi specifici saranno i sacerdoti stessi a inviare il fedele interessato al penitenziere.
Quali sono le origini della Penitenzieria?
È uno dei più antichi dicasteri della Curia romana. Le sue origini risalgono al secolo xii, quando si avvertì la necessità di coadiuvare il Papa nell'esercizio della sua giurisdizione per il foro interno. Le relative facoltà furono conferite al cardinale penitenziere, che si valse, nell'esplicare le sue funzioni, di un ufficio, già esistente durante il pontificato di Gregorio ix (1227-1241).
Nel 1569 papa Pio v costituì tre Collegi di penitenzieri con il compito di assicurare - nelle basiliche di San Pietro, San Giovanni in Laterano e Santa Maria Maggiore - un'adeguata celebrazione del sacramento della riconciliazione. Affidò allora quel compito, rispettivamente, ai gesuiti in San Pietro, ai frati minori osservanti in San Giovanni in Laterano, ai domenicani in Santa Maria Maggiore. Nel 1933 Pio xi costituì un quarto Collegio per la basilica di San Paolo fuori le Mura affidandolo ai benedettini.
Nel 1569 papa Pio v costituì tre Collegi di penitenzieri con il compito di assicurare - nelle basiliche di San Pietro, San Giovanni in Laterano e Santa Maria Maggiore - un'adeguata celebrazione del sacramento della riconciliazione. Affidò allora quel compito, rispettivamente, ai gesuiti in San Pietro, ai frati minori osservanti in San Giovanni in Laterano, ai domenicani in Santa Maria Maggiore. Nel 1933 Pio xi costituì un quarto Collegio per la basilica di San Paolo fuori le Mura affidandolo ai benedettini.
I peccati riservati
Come già detto, non ogni sacerdote può assolvere da qualsiasi peccato; vi sono infatti peccati che, per la loro particolare gravità, sono riservati alla Sede Apostolica o all'Ordinario del luogo.
È riservata alla Sede Apostolica l'assoluzione di chi profana le specie consacrate (c. 1367); di chi usa violenza fisica contro il Romano Pontefice (c. 1370); del sacerdote che, anche se invalidamente (c. 977), assolve il complice in peccato turpe (c. 1378); del Vescovo che senza mandato pontificio consacra qualcuno Vescovo e di chi da esso ricevette la consacrazione (c. 1382); del confessore che viola direttamente il sigillo sacramentale (c. 1388).
All'Ordinario del luogo è riservata l'assoluzione dal peccato dell'aborto procurato ed effettuato (c. 1398) e dai peccati che si riserva o gli sono riservati dal diritto comune.
Al Penitenziere, sia della chiesa cattedrale sia della chiesa collegiale, compete la facoltà ordinaria, ma non delegabile, di assolvere in foro sacramentale dalle censure latae sententiae non dichiarate, non riservate alla Sede apostolica (c. 508).
Il sacerdote confessore può rimettere in foro interno sacramentale la censura "latae sententiae" di scomunica o d'interdetto, non dichiarata, se al penitente sia gravoso rimanere in stato di peccato grave, per il tempo necessario a che il Superiore competente provveda (c. 1357, par 1).
Il confessore nel concedere la remissione deve imporre al penitente l'onere di ricorrere entro un mese, sotto la pena di ricadere nella censura, al Superiore competente o a un sacerdote provvisto della facoltà, e di attenersi alle sue decisioni; intanto deve imporre una congrua penitenza e la riparazione, nella misura in cui ci sia urgenza, dello scandalo e del danno. Il ricorso può essere fatto anche tramite il confessore, senza però fare menzione del nome del penitente (c. 1357, par 2).
Allo stesso onere di ricorrere sono tenuti, dopo essersi ristabiliti in salute, coloro che sono stati assolti in pericolo di morte (c. 976) da una censura inflitta o dichiarata, oppure riservata alla Sede apostolica (c. 1357, par. 3).
Incorre nella riserva del peccato, stabilita dalla legge o dal precetto, chi deliberatamente ha violato la legge o il precetto. Posta la violazione esterna, l'imputabilità si presume, salvo che non risulti altrimenti (cfr. cc 15, par 2; 1321 ss).
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Senza scelta? No, l'alternativa c'è!
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EVENTI ED INIZIATIVE
Se sei incinta e questa per te è una gravidanza imprevista, se pensi di non avere altra scelta che l'aborto, contattaci con fiducia: possiamo aiutarti.
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SOSTIENI IL CENTRO DI ACCOGLIENZA!
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EVENTI ED INIZIATIVE
Quando una donna, soprattutto se giovane e in difficoltà economica, si trova ad avere una gravidanza indesiderata la prima sensazione che prova è un senso di solitudine ed una grande paura nel guardare al futuro che le si prospetta.
Con questa pubblicazione voglio ricordare a tutte queste future mamme che un'alternativa all'aborto c'è, anzi più di una!
Esistono per esempio delle associazioni e centri che si occupano di sostenere - psicologicamente e materialmente - tutte quelle donne che si trovano in difficoltà nell'affrontare la maternità. E viene dato un supporto morale anche a quelle che purtroppo hanno volontariamente interrotto la loro gravidanza. Ne è un esempio il Centro di accoglienza "Il Dono onlus" che va avanti grazie al sostegno generoso di volontari e benefattori. Aiutiamo questa associazione a vivere!
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Si tratta di un posto accogliente in cui permettere a due mamme di portare avanti la gravidanza e di crescere il loro bambino, sentendosi accolte e protette.
Il centro di accoglienza, come da nostro progetto, ruota intorno a un centro di ascolto, cui gli utenti possono rivolgersi tanto per il sostegno in gravidanza che il counselling post ivg.
Il centro di accoglienza, come da nostro progetto, ruota intorno a un centro di ascolto, cui gli utenti possono rivolgersi tanto per il sostegno in gravidanza che il counselling post ivg.
Situato a Roma in zona facilmente accessibile con i mezzi pubblici, collegata con tutti i maggiori punti di interesse e servizi, vicina alla scuola ed all'ospedale.
cosa offriamo:
1 - Sostegno alla gravidanza
- L’obiettivo principale è quello di assicurare alle ragazze madri che stanno portando avanti una gravidanza nonostante siano prive di mezzi, la possibilità di un reinserimento nella società. Questo obiettivo ci sembra il pi ù importante in quanto ha una duplice valenza: la prima e più immediata è quella di garantire serenità e accoglienza a quelle donne che nonostante le difficoltà hanno scelto di mettere al mondo il loro bambino e la seconda, indiretta, quella di potere essere un punto di riferimento, una speranza in più per quelle donne che per problemi di natura economica o familiare pensano all’aborto come soluzione della loro condizione.
- Offrire alle madri oltre al sostegno nei loro compiti genitoriali anche un indirizzo competente nella ricerca di un lavoro, di una nuova abitazione che permetta loro la realizzazione di una totale indipendenza
- Creare uno spazio di crescita anche come genitore partendo dalle più elementari nozioni di gestione di un neonato.
- Favorire il ricongiungimento con le famiglie di origine e/o i padri dei bambini qualora sussistano il desiderio e le condizioni per ricomporre il nucleo familiare.
- Permettere attraverso un servizio di baby-sitting il normale svolgimento delle attività studentesche e lavorative della donna.
2 - Sostegno alle conseguenze psicologiche dell’aborto volontario
- L’obiettivo è offrire un servizio di counselling psicologico, umano e spirituale alle donne che abbiano affrontato una IVG e stiano soffrendo per le sequele da essa derivate o che comunque si trovino a non poter condividere questa dolorosa esperienza nella famiglia o nel loro ambito sociale per pregiudizi o per qualunque forma di incomprensione ed abbandono.
chi può accedere:
- L’accesso avviene attraverso la segnalazione da parte de Il Dono onlus
- All’ingresso nella struttura si svolgerà il Colloquio Preliminare per proporre e discutere i motivi e gli obiettivi della permanenza nella Casa di Accoglienza.
- Tra i criteri che orienteranno la scelta ci dovrà essere anche la salvaguardia delle altre utenti già ospiti della Casa, laddove il nuovo ingresso dovesse risultare potenzialmente dannoso per la collettività.
prendiamo sovvenzioni pubbliche per la nostra attività?
NO. tutto quanto è basato sulla buona volontà nostra e vostra, sulle donazioni e le offerte liberali. non riceviamo contributi statali ne' comunali ne' regionali.
come puoi aiutarci:
L'associazione NON POSSIEDE CASE ed i locali che ha sono presi in affitto da privati.
Il costo mensile dell'affitto per il nostro Centro di Accoglienza alla Maternità e al Postaborto (CAMP), si aggira intorno a 1200 euro.
Per l'associazione che sostiene anche altri progetti di supporto al di fuori della casa, sono davvero tanti! Abbiamo però calcolato che se trovassimo 120 persone disposte ad adottare per 12 mesi il centro con una quota minima di 10 euro, potremmo tranquillamente sostenere tutte le spese e continuare a portare avanti le altre attività di supporto per le mamme in difficoltà.
Ovviamente se qualcuno volesse dare di più ...è il benvenuto! ma già con una cifra irrisoria di 120 euro annuali (o 12 rate da 10 euro) possiamo tutti insieme dare una speranza concreta a mamme e bambini.
Sarà nostro piacere inviarti il nostro ringraziamento, come lo vedi nell'immagine qui riportata ed aggiornarti costantemente sulla situazione del centro , tramite il nostro Magazine. Ti invitiamo quindi a lasciarci un tuo indirizzo email a cui poter inviare tutte le informazioni necessarie per farti sentire vicino a noi ovunque tu sia.
Dal 2006 al 2010 grazie al contributo di tanti amici e sostenitori l'associazione IL DONO ha potuto offrire aiuto durante la gravidanza e dopo il parto o in percorsi post aborto ad oltre 2500 persone e più di 300 bambini sono nati grazie ai nostri progetti di sostegno.
La vita non ha prezzo! Aiutare e sostenerla vale bene 10 euro!
Siamo certi che come fin ora non è mancato niente, il vostro amore e il vostro supporto ci permetteranno di fare sempre meglio!
Per adottare le mamme del centro di accoglienza è possibile utilizzare i dati riportati qui sotto specificando nella causale del versamento "adozione per il centro di accoglienza"
bonifico bancario intestato a:
IL DONO onlus
Credito Artigiano - agenzia RM14
c/c 809ABI: 3512 CAB: 3214IBAN: IT 47 H 03512 03214 000000000809
Credito Artigiano - agenzia RM14
c/c 809ABI: 3512 CAB: 3214IBAN: IT 47 H 03512 03214 000000000809
bollettino postale:
c/c/p n. 73452781
intestato a : ASSOCIAZIONE IL DONO
abbiamo bisogno di:
alimenti non deperibili come: pasta, riso, tonno in scatola, polpa di pomodoro;
latte artificiale tipo 1;
PANNOLINI MISURE 1 e 2
alimenti non deperibili come: pasta, riso, tonno in scatola, polpa di pomodoro;
latte artificiale tipo 1;
PANNOLINI MISURE 1 e 2
l'associazione IL DONO è una ONLUS: ogni somma versata, pertanto, a suo favore, mediante carta di credito o mediante bonifico bancario, a titolo di liberalità consente al donatore la detrazione d'imposta ai sensi dell'art. 13 bis, lettera i-bis (se privato) e la deduzione ai sensi dell'art. 65, comma 2, lettera c-sexies (se impresa) come previsto dal Testo Unico II.DD 917/86 modificato dal D.Lgs 460/97.
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