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venerdì 16 ottobre 2009

Testimonianza di un post-aborto: "Ho sostituito i miei figli vivi a quello morto"

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Quando avevo 16 anni rimasi incinta e in seguito abortii. Questa decisione, che era basata su bugie e sulle mie scarse conoscenze, mi ha causato tanti anni di angoscia e continuerà a farlo per il resto della mia vita.
Ecco la mia storia:
Agosto 1977: avevo 16 anni ed ero incinta. Lo sapevo perché ero andata al dipartimento locale per la salute [qualcosa di analogo alle nostre ASL] per un test gratuito di gravidanza e mi avevano richiamata quella mattina. L’assistente al telefono mi chiese che cosa avrei fatto. Che cosa avrei fatto? Avevo appena cominciato a “fare esperimenti” col sesso. Non era previsto che rimanessi incinta. Capitava ad altre persone, non a me. Risposi all’assistente: “Non so, forse abortirò. Proprio non lo so”. L’assistente raccolse questa frase e si offrì di prendermi un appuntamento ad una clinica per aborti di Dallas. Acconsentii. Non mi fu proposto nulla, né mi fu offerta altra alternativa all’aborto. Il mio aborto fu finanziato pubblicamente.
Alcuni giorni dopo fui portata ad una clinica per aborti di Dallas. All’arrivo fui “assistita”. L’assistente mi mostrò un’immagine di un “feto” di sei settimane. Quest’immagine sembrava come del fegato sminuzzato. Mi fu detto dall’assistente che a questo stadio dello sviluppo il feto non era un bambino, non era niente di più che un “batuffolo di tessuto” [beh, almeno è un’espressione un po’ più gentile di “grumo di sangue”, anche se resta una falsità]. Mi informarono che non c’erano problemi con la procedura. Che non avrebbe fatto più male dei crampi mestruali e che c’erano pochi effetti collaterali. Mi dissero che avrei dovuto stare lì per un’ora dopo l’aborto (cosa che non feci) per essere sicuri che il mio sanguinamento non fosse troppo forte. Mi diedero una pillola di morfina per rilassarmi e dissero che potevano farmi un’iniezione di morfina oltre a darmi la pillola, se lo volevo. Non la volli.
Fui portata in una sala per visite dove mi misero in posizione di visita. Il medico mi dilatò la cervice e procedette ad inserire l’aspiratore. Sentii quando il bambino fu preso e immediatamente cominciai ad avere forti crampi. Il medico finì e portarono via in fretta la bottiglia (che conteneva il mio bambino) fuori dalla stanza prima che potessi vederla. Questo tende a disturbare la paziente quando vede il suo bambino (che solo pochi minuti prima stava dormendo in pace nel suo grembo) fatto a brandelli in un barattolo di vetro. Fui poi portata in un’area di attesa per fare spazio per un’altra donna che aveva fatto la “scelta” di uccidere il suo bambino. Continuai ad avere forti crampi per il resto della giornata. Mi sentivo triste e vuota, come se una parte della mia anima fosse stata portata via.
Quando riguardo la mia vita dopo l’aborto, comprendo che tanti errori che ho fatto e creato per me stessa erano dovuti all’immagine inconscia che mi ero creata di me stessa, avevo ucciso mio figlio. Come potrebbe amarmi qualcuno quando non riuscivo ad amare me stessa?
Cominciai a bere molto e ad usare droghe. Ebbi forti depressioni in cui pensai al suicidio. Avevo, ed ho ancora, incubi orribili riguardanti bambini e gente che cerca di uccidermi. Mi deprimo ancora e piango tanto. Di notte prego Dio affinché faccia sapere al mio bambino che non l’ho ucciso perché lo odiavo. Vorrei tanto tenerlo in braccio ora che fa male, e voglio che lo sappia.
Nutro paure segrete che uno dei miei figli mi venga portato via a causa di questa azione orribile che ho commesso. Questa paura fu aggravata quando quasi abortii spontaneamente uno dei miei figli a dodici settimane. Sono sicura che questo problema era legato all’aborto. I problemi continuano ancora. Non mi ero mai permessa di calcolare il mese in cui il mio bambino sarebbe nato. Recentemente ho stimato quando sarebbe nato e rimasi inorridita quando compresi che era a poche settimane di distanza rispetto a quando entrambi i miei figli sono nati. Avevo sentito una forte pressione da dentro me stessa a rimanere incinta di entrambi i miei figli in quel momento particolare. Ed ora sono stata colpita dal comprendere che inconsciamente ho sostituito i miei figli vivi a quello morto, concependo e partorendo negli stessi tempi.
Ho passato tanti anni cercando di spingere il ricordo di ciò che avevo fatto nel fondo della mia mente, ma non ci stava. Ho costantemente paragonato il mio bambino morto a ciò che farebbe ora se fosse vissuto. Comprendo che la maggior parte delle donne che scelgono di abortire sperimentano gli stessi sentimenti. Il mio bambino sarebbe in prima elementare quest’anno. È molto difficile per me guardare un bambino di prima elementare.
Ho sparso tante lacrime negli ultimi anni ed ora sono arrabbiata. Sono arrabbiata con me stessa, con la mia famiglia, con la clinica per aborti, con i loro assistenti, con i medici (che commettono omicidi quotidianamente) e soprattutto sono furibonda con il mio governo che stampa “IN GOD WE TRUST” [confidiamo in Dio] sulle nostre monete, però ha legalizzato il macello quotidiano, doloroso e violento dei membri più giovani della nostra società.
Spero e prego che la nostra grande nazione possa far cambiare questa cosa prima che sia troppo tardi per tutti noi. E più di ogni altra cosa noi come individui dobbiamo stare davanti a Dio e confessare ciò che abbiamo fatto alla Sua creazione più perfetta.

Testimonianza di Jeanene Clark

(Pubblicato originalmente in The PostAbortion Review, ulteriore materiale all’indirizzo www.afterabortion.org)


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